"La vita, lor signori, non è un cabaret", cantava la voce aspra e al contempo così profonda di Amanda Palmer, cantante dei Dresden Dolls. La serata è filata via come un piccolo show, nel quale tu sei al centro della scena ma vedi tutti sfilarti, lentamente ed impassibilmente, al fianco. Non puoi fermarli, li vedi ma non arrivi a toccarli, ti limiti ad attraversare la loro aura, a sfiorare la loro essenza mentre ti passano accanto, presi solo dalla cassa rullante che pompa dagli amplificatori.
Tu non riesci proprio a sentirla, quella musica, nelle tue orecchie il miglior Jeff Buckley di sempre arpeggia gentilmente la chitarra lanciando il suo "alleluyah" al mondo intero, e ti senti sempre più catapultato in un altro mondo, un'altra dimensione, che di certo non ti vede iscritto al registro anagrafe, un posto dove andare in vacanza vuol dire sdraiarsi a riflettere, e dove dalle cascate del Niagara scendono giù a fiotti fiumi di ipocrisie, che espiano le proprie colpe per poi ritornare nel mare, purificate completamente dal loro carico di barbarie e peccati atavici.
Scoli un'altra birra, un altro cocktail, cerchi di arrivare ad un punto in cui il tuo cervello non risponde più ai comandi ed ai dettami di un'anima che vorrebbe prendere l'A3 e fuggire via, andare non dove il cuore ti porta, ma dove il tuo cuore realmente è.
Che cazzo ci fai ancora lì? Fuggi via, questo posto è tutto quello che hai sempre rifuggito, non è nient'altro che "babylon".
Cos'è Babylon? Babylon è la civiltà, lo sfruttamento, l'imposizione autoritaria di un sistema sociaetario che riesce a sopraffare ogni tua volontà.
Tu cerchi il tuo "Ras Tafari", il tuo paradiso regnato dal Negus che non muore mai, il regno della pace all'interno del quale Haile Selassie è il tuo cuore, lontano chilometri da qui..
Cerchi una strada, un'altra boccata ancora, mentre la carta si consuma al vento con il suo sapore dolciastro.. Babylon, go away, let me stay in my rastafari paradise..
"Poche ore ancora, Billie, Frank sta tornando.."
7.12.08
5.12.08
Non è niente..
L'aria umida e fredda di quei giorni di dicembre entrava nelle case, negli uffici, passava attraverso sciarpe dalle maglie troppo larghe ed impermeabili anonimi, che coprivano giacche e gilet di aspiranti colletti bianchi.
Milano in quei giorni era così, autunno ed inverno insieme, colore e nostalgia, sole e bruma, con la forza devastante di un fiume in piena, che sbatte incessantemente contro un muro destinato a non crollare mai. Un taxi passò davanti a Frank White proprio lì, predendo in pieno quella maledetta pozzanghera a pochi centrimetri da quella figura un pò esile, che adesso appariva ancora più teatrale nel suo disumano grigiore.
Frank sospirò, l'ennesimo sospiro di una vita ormai passata nella rassegnazione più estrema: da quanto tempo non prendeva una decisione? Da quanto tempo non si guardava allo specchio, senza sentire la vergogna che nasceva dal dover affrontare i suoi stessi occhi..
Entrò in un bar squallido, se possibile più anonimo di lui, chiedendo un caffè macchiato ad un commesso che, pezza in mano, asciugava delle tazzine alla bell'e meglio, poi passava la pezza sul bancone, palesando agli occhi di Frank quanto del lerciume presente sullo straccio avrebbe bevuto tra pochi secondi.
"Il suo caffè", disse il minuto uomo dietro al bancone, mentre dalla strada, lì fuori, saliva un brusio indistinto, un vociare di donne e ragazzini e uomini e vecchi che chiedevano aiuto. Senza mollare la tazzina appena presa in mano, Frank posò il suo impermeabile su uno sgabello e si portò vicino all'entrata del bar, giusto il tempo necessario per guardare fuori ed accontentare la sua curiosità morbosa; non capiva, dove e da cosa stesse correndo la gente, lì fuori. Improvvisamente, un boato, poi solo fumo nero in mezzo alle auto ed ai palazzi di quella zona residenziale milanese: una bomba, due, un'auto scoppiata, cosa? Cosa stava succedendo? Frank si rialzò in fretta scrollandosi di dosso i vetri della porta d'ingresso del locale, e si trovò davanti lei, Billie, splendida come non mai..
"Non è niente", gli ripeteva, "stai tranquillo, Frank, non è niente". Erano passati due lunghissimi anni da quando se n'era andata, facendo perdere completamente le sue tracce. "Frank, non è niente, ma ora andiamo.."
Frank, come in trance, non disse una parola e la seguì. Guardò l'orologio, erano le 16 e 37 del 12 dicembre, anno di dio 1969.
Billie era appena tornata; dopo averla cercata per giorni, mesi ed anni, Frank non l'avrebbe più dimenticato, quell'incontro invernale in Piazza Fontana.
Milano in quei giorni era così, autunno ed inverno insieme, colore e nostalgia, sole e bruma, con la forza devastante di un fiume in piena, che sbatte incessantemente contro un muro destinato a non crollare mai. Un taxi passò davanti a Frank White proprio lì, predendo in pieno quella maledetta pozzanghera a pochi centrimetri da quella figura un pò esile, che adesso appariva ancora più teatrale nel suo disumano grigiore.
Frank sospirò, l'ennesimo sospiro di una vita ormai passata nella rassegnazione più estrema: da quanto tempo non prendeva una decisione? Da quanto tempo non si guardava allo specchio, senza sentire la vergogna che nasceva dal dover affrontare i suoi stessi occhi..
Entrò in un bar squallido, se possibile più anonimo di lui, chiedendo un caffè macchiato ad un commesso che, pezza in mano, asciugava delle tazzine alla bell'e meglio, poi passava la pezza sul bancone, palesando agli occhi di Frank quanto del lerciume presente sullo straccio avrebbe bevuto tra pochi secondi.
"Il suo caffè", disse il minuto uomo dietro al bancone, mentre dalla strada, lì fuori, saliva un brusio indistinto, un vociare di donne e ragazzini e uomini e vecchi che chiedevano aiuto. Senza mollare la tazzina appena presa in mano, Frank posò il suo impermeabile su uno sgabello e si portò vicino all'entrata del bar, giusto il tempo necessario per guardare fuori ed accontentare la sua curiosità morbosa; non capiva, dove e da cosa stesse correndo la gente, lì fuori. Improvvisamente, un boato, poi solo fumo nero in mezzo alle auto ed ai palazzi di quella zona residenziale milanese: una bomba, due, un'auto scoppiata, cosa? Cosa stava succedendo? Frank si rialzò in fretta scrollandosi di dosso i vetri della porta d'ingresso del locale, e si trovò davanti lei, Billie, splendida come non mai..
"Non è niente", gli ripeteva, "stai tranquillo, Frank, non è niente". Erano passati due lunghissimi anni da quando se n'era andata, facendo perdere completamente le sue tracce. "Frank, non è niente, ma ora andiamo.."
Frank, come in trance, non disse una parola e la seguì. Guardò l'orologio, erano le 16 e 37 del 12 dicembre, anno di dio 1969.
Billie era appena tornata; dopo averla cercata per giorni, mesi ed anni, Frank non l'avrebbe più dimenticato, quell'incontro invernale in Piazza Fontana.
24.11.08
Noi che...
Mi è arrivata questa mail.. Pensavo di aver abbandonato ormai questo post, ma dopo questo riprenderò a pubblicare qui quanto scrivo..
Questa 'poesia' è dedicata a tutti quelli che sono stati bambini nel periodo in cui si poteva esserlo...vi ricordate? Adesso i tempi sono cambiati...e i bambini non sono più quelli del nostro periodo...
Noi che...
Dedicato a chi c'era...
Noi che...
ci divertivamo anche facendo 'Strega comanda colore' e 'il lupo mangiafrutta'
Noi che...
facevamo 'Palla Avvelenata'
Noi che...
giocavamo regolarmente a 'Ruba Bandiera' (detto anche 'bandierina').
Noi che...
non ci facevamo mai mancare 'dire fare baciare lettera testamento'.
Noi che...
i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che...
quando giocavamo col Lego facevamo anche castelli alti 6 piani che nn si smontavano mai.
Noi che...
chi andava in bici senza mani era il più figo.
Noi che...
anche quelli che impennavano però non se la tiravano poco.
Noi che...
suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
Noi che...
facevamo a gara a chi masticava più big babol contemporaneamente.
Noi che...
avevamo adottato gatti e cani randagi (nei casi peggiori bruchi!)che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale, anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.
Noi che...
i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa.
Noi che...
dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella.
Noi che...
giocavamo a 'Indovina Chi?' anche se conoscevi tutti i personaggi a memoria.
Noi che...
sul pullman della gita giocavamo a 'nomi cose e città' (e la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che...
con 100 lire ti prendevi una cicca con 500 un pacchetto di figurine dei calciatori.
Noi che...
le cassette della Disney le abbiamo viste così tante volte che ora a distanza di anni sappiamo ancora cosa cantavano Robin Hood e Little John.
Noi che...
in TV guardavamo solo i cartoni animati (e abbiamo avuto la fortuna di vedere la prima serie dei power rangers..l'unica seria!!)
Noi che...
avevamo i cartoni animati belli!!! ma davvero!! quelli di adesso sono così tristi..(come i bambini che hanno solo quelli da guardare, purtroppo..)
Noi che...
litigavamo su chi fosse più forte tra le tartarughe ninja.
Noi che...
cercavamo di far sorridere i sofficini ma si rompevano sempre in 2.
Noi che...
non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato.
Noi che...
i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno a nostro rischio e pericolo.
Noi che...
si andava in cabina alla fine della scuola per prendere le schede finite.
Noi che...
c'era la macchina fotografica usa e getta e facevi fino a 20 foto!!!
Noi che...
non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola o della Bauli con l'albero decorato annesso.
Noi che...
le palline di natale erano di vetro e si rompevano.
Noi che...
se guardavamo tutto il film fino alle 22:30 eravamo andati a dormire tardissimo!!
Noi che...
guardavamo film dell'orrore anche se si aveva paura (la maggior parte di noi si ricorda IT, trasmesso su canale5..tutti l'hanno guardato nascosti da qualche parte!!)
Noi che...
giocavamo a calcio durante l'intervallo con..qualsiasi cosa!
Noi che...
suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che...
nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti.
Noi che...
il bagno si poteva fare solo dopo 2 ore che avevi finito di mangiare.
Noi che...
a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali e senza rotelle.
Noi che...
quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta e con le scarpette nello zaino.
Noi che...
se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
Noi che...
le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che...
internet non esisteva.
Noi che...
la merenda a scuola te la portavi da casa.
Noi che...
si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che...
se andavi in strada non era così pericoloso.
Noi che...
però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare BIM BUM BAM.
Noi che...
il primo novembre era 'Tutti i Santi', mica Halloween.
Noi che...
ci manca quel periodo..
Ma che fortuna esserci stati...
Questa 'poesia' è dedicata a tutti quelli che sono stati bambini nel periodo in cui si poteva esserlo...vi ricordate? Adesso i tempi sono cambiati...e i bambini non sono più quelli del nostro periodo...
Noi che...
Dedicato a chi c'era...
Noi che...
ci divertivamo anche facendo 'Strega comanda colore' e 'il lupo mangiafrutta'
Noi che...
facevamo 'Palla Avvelenata'
Noi che...
giocavamo regolarmente a 'Ruba Bandiera' (detto anche 'bandierina').
Noi che...
non ci facevamo mai mancare 'dire fare baciare lettera testamento'.
Noi che...
i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva.
Noi che...
quando giocavamo col Lego facevamo anche castelli alti 6 piani che nn si smontavano mai.
Noi che...
chi andava in bici senza mani era il più figo.
Noi che...
anche quelli che impennavano però non se la tiravano poco.
Noi che...
suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa.
Noi che...
facevamo a gara a chi masticava più big babol contemporaneamente.
Noi che...
avevamo adottato gatti e cani randagi (nei casi peggiori bruchi!)che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale, anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca.
Noi che...
i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa.
Noi che...
dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella.
Noi che...
giocavamo a 'Indovina Chi?' anche se conoscevi tutti i personaggi a memoria.
Noi che...
sul pullman della gita giocavamo a 'nomi cose e città' (e la città con la D era sempre Domodossola).
Noi che...
con 100 lire ti prendevi una cicca con 500 un pacchetto di figurine dei calciatori.
Noi che...
le cassette della Disney le abbiamo viste così tante volte che ora a distanza di anni sappiamo ancora cosa cantavano Robin Hood e Little John.
Noi che...
in TV guardavamo solo i cartoni animati (e abbiamo avuto la fortuna di vedere la prima serie dei power rangers..l'unica seria!!)
Noi che...
avevamo i cartoni animati belli!!! ma davvero!! quelli di adesso sono così tristi..(come i bambini che hanno solo quelli da guardare, purtroppo..)
Noi che...
litigavamo su chi fosse più forte tra le tartarughe ninja.
Noi che...
cercavamo di far sorridere i sofficini ma si rompevano sempre in 2.
Noi che...
non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato.
Noi che...
i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno a nostro rischio e pericolo.
Noi che...
si andava in cabina alla fine della scuola per prendere le schede finite.
Noi che...
c'era la macchina fotografica usa e getta e facevi fino a 20 foto!!!
Noi che...
non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola o della Bauli con l'albero decorato annesso.
Noi che...
le palline di natale erano di vetro e si rompevano.
Noi che...
se guardavamo tutto il film fino alle 22:30 eravamo andati a dormire tardissimo!!
Noi che...
guardavamo film dell'orrore anche se si aveva paura (la maggior parte di noi si ricorda IT, trasmesso su canale5..tutti l'hanno guardato nascosti da qualche parte!!)
Noi che...
giocavamo a calcio durante l'intervallo con..qualsiasi cosa!
Noi che...
suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che...
nelle foto delle gite facevamo le corna ed eravamo sempre sorridenti.
Noi che...
il bagno si poteva fare solo dopo 2 ore che avevi finito di mangiare.
Noi che...
a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali e senza rotelle.
Noi che...
quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta e con le scarpette nello zaino.
Noi che...
se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore.
Noi che...
le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Google.
Noi che...
internet non esisteva.
Noi che...
la merenda a scuola te la portavi da casa.
Noi che...
si poteva star fuori in bici il pomeriggio.
Noi che...
se andavi in strada non era così pericoloso.
Noi che...
però sapevamo che erano le 4 perché stava per iniziare BIM BUM BAM.
Noi che...
il primo novembre era 'Tutti i Santi', mica Halloween.
Noi che...
ci manca quel periodo..
Ma che fortuna esserci stati...
25.10.08
24.8.08
Old friends became old strangers..
"muoviti, corri qui"
L'ennesimo urlo disturbante, che tu non ti aspetti, che tu non vorresti mai sentire perchè sai che porterà solo sventura alle tue ore future. L'ennesima presa per il culo, una cazzata di più che colma un vaso già strapieno di risentimenti ed ossa rotte dalle puttanate che i tuoi timpani già provati hanno dovuto sentire nell'ultimo mesetto.
Tutto ti aspetteresti, ma non questo: la pubertà, lo sviluppo, i peli sul petto e lo stravolgimento della voce, le prime pulsioni sessuali e gli interessi che si spostano dai giocattoli alle ragazzine, sono solo alcuni dei tanti cambiamenti che ci vengono regalati dalla vita
Alcuni, invece, non sono un regalo richiesto, nemmeno una raccomandata che ci si aspetti, una ricevuta di ritorno per qualcosa di già fatto. Sono una sorpresa, nemmeno tanto gradita, che nemmeno ti aspetteresti, che faresti di tutto per evitare, e con la quale invece ti trovi a sbatterci il muso.
Quando le persone cambiano, quando tornano completamente diverse da come le avevi lasciate, quello ti sconvolge. Fai finta di niente, ma è come se un pezzo delle tue certezze ti avesse irrimediabilmente abbandonato, un approdo sicuro diventa un porto impervio, perchè ogni passo non è come te lo aspetti, ogni insidia è inaspettata e brutalmente inattesa, ti spacca più di un cazzotto ben piantato nel mezzo degli occhi.
E allora inizialmente provi a far finta di nulla, di dimenticare, di trovare mille giustificazioni ad uncomportamento, una parola, un gesto, solo perchè ammettere che il mondo non va avanti come tu vorresti, o almeno come ha fatto finora, non ti piace, e ti fa maledettamente male. Le provi tutte, cazzo, provi e continui ad ingoiare merda nel ricordo di quanto c'è stato, ma non serve a nulla.
un senso in questo ennesimo soliloquio notturno, scritto sul notepad e da incollare eventualmente sul blog, non c'è. Una lezione nemmeno. Cioè, ci sarebbe, ma non conviene saperlo. Fidatevi.
poi, perchè cazzo parlo come se stessi facendo un maledettissimo discorso alla folla, una orazione di successo in una piazza gremita, non lo so.
Forse perchè la cosa mi ha lasciato abbastanza di merda, e voglio persuadere quante più persone possibili che nella vita si cambia, cazzo se si cambia, cambiano macchine abitudini persone posti cose. Solitamente i cambiamenti non ci soddisfano, ma ci deve andar bene così, se non vogliamo scoppiare di bile ed innaffiare con il nostro marciume tutto quanto ci circonda. L'altra via, la più impervia, non la consiglio: libera dalla bile, e dalle compagnie sgradite, ma ha anche la controindicazione di lasciarvi anche libero dalle persone che magari fino a poco tempo fa consideravate pilastri della vostra vita, mentre ultimamente vi siete accorti che hanno meno utilità di un foratino spaccato.
ah, dimenticavo...
Spesso, anzi quasi sempre, siamo noi che cambiamo, ma abbiamo talmente tanta pienezza d'ego, tanta convinzione nelle risposte che puntualmente ci inculchiamo, che siamo sempre convinti che gli altri siano cambiati. Non troviamo il coraggio di guardarci davanti lo specchio, ed ammettere che dietro quella apparenza di baronetto inglese con tanto di cappello e parrucca giace il ritratto di quanto siamo diventati adesso, vecchi decrepiti senza un dente o giovani bonsai pronti a spiccare il volo.
Di certo, siamo cambiati anche noi, e determinate cose ci danno più o meno fastidio che in passato. Ma questa, si sa, è un'altra storia, ed alla gente non piace sentire troppe storie contemporaneamente. But I'm a creep, dice Robert Smith dei Cure in una cover dei Radiohead..
Per lavoro, o per passione, essere qualcosa che non si è..
Esserne coscienti, però...
Spero di esserlo..e spero che tu che non leggerai mai questo frammento, tu che odi i computer perchè non li sai usare, tu che suoni le stesse cose da una vita, tu che vivi nei ricordi di un personaggio che ti sta stretto, te ne possa rendere conto..
L'ennesimo urlo disturbante, che tu non ti aspetti, che tu non vorresti mai sentire perchè sai che porterà solo sventura alle tue ore future. L'ennesima presa per il culo, una cazzata di più che colma un vaso già strapieno di risentimenti ed ossa rotte dalle puttanate che i tuoi timpani già provati hanno dovuto sentire nell'ultimo mesetto.
Tutto ti aspetteresti, ma non questo: la pubertà, lo sviluppo, i peli sul petto e lo stravolgimento della voce, le prime pulsioni sessuali e gli interessi che si spostano dai giocattoli alle ragazzine, sono solo alcuni dei tanti cambiamenti che ci vengono regalati dalla vita
Alcuni, invece, non sono un regalo richiesto, nemmeno una raccomandata che ci si aspetti, una ricevuta di ritorno per qualcosa di già fatto. Sono una sorpresa, nemmeno tanto gradita, che nemmeno ti aspetteresti, che faresti di tutto per evitare, e con la quale invece ti trovi a sbatterci il muso.
Quando le persone cambiano, quando tornano completamente diverse da come le avevi lasciate, quello ti sconvolge. Fai finta di niente, ma è come se un pezzo delle tue certezze ti avesse irrimediabilmente abbandonato, un approdo sicuro diventa un porto impervio, perchè ogni passo non è come te lo aspetti, ogni insidia è inaspettata e brutalmente inattesa, ti spacca più di un cazzotto ben piantato nel mezzo degli occhi.
E allora inizialmente provi a far finta di nulla, di dimenticare, di trovare mille giustificazioni ad uncomportamento, una parola, un gesto, solo perchè ammettere che il mondo non va avanti come tu vorresti, o almeno come ha fatto finora, non ti piace, e ti fa maledettamente male. Le provi tutte, cazzo, provi e continui ad ingoiare merda nel ricordo di quanto c'è stato, ma non serve a nulla.
un senso in questo ennesimo soliloquio notturno, scritto sul notepad e da incollare eventualmente sul blog, non c'è. Una lezione nemmeno. Cioè, ci sarebbe, ma non conviene saperlo. Fidatevi.
poi, perchè cazzo parlo come se stessi facendo un maledettissimo discorso alla folla, una orazione di successo in una piazza gremita, non lo so.
Forse perchè la cosa mi ha lasciato abbastanza di merda, e voglio persuadere quante più persone possibili che nella vita si cambia, cazzo se si cambia, cambiano macchine abitudini persone posti cose. Solitamente i cambiamenti non ci soddisfano, ma ci deve andar bene così, se non vogliamo scoppiare di bile ed innaffiare con il nostro marciume tutto quanto ci circonda. L'altra via, la più impervia, non la consiglio: libera dalla bile, e dalle compagnie sgradite, ma ha anche la controindicazione di lasciarvi anche libero dalle persone che magari fino a poco tempo fa consideravate pilastri della vostra vita, mentre ultimamente vi siete accorti che hanno meno utilità di un foratino spaccato.
ah, dimenticavo...
Spesso, anzi quasi sempre, siamo noi che cambiamo, ma abbiamo talmente tanta pienezza d'ego, tanta convinzione nelle risposte che puntualmente ci inculchiamo, che siamo sempre convinti che gli altri siano cambiati. Non troviamo il coraggio di guardarci davanti lo specchio, ed ammettere che dietro quella apparenza di baronetto inglese con tanto di cappello e parrucca giace il ritratto di quanto siamo diventati adesso, vecchi decrepiti senza un dente o giovani bonsai pronti a spiccare il volo.
Di certo, siamo cambiati anche noi, e determinate cose ci danno più o meno fastidio che in passato. Ma questa, si sa, è un'altra storia, ed alla gente non piace sentire troppe storie contemporaneamente. But I'm a creep, dice Robert Smith dei Cure in una cover dei Radiohead..
Per lavoro, o per passione, essere qualcosa che non si è..
Esserne coscienti, però...
Spero di esserlo..e spero che tu che non leggerai mai questo frammento, tu che odi i computer perchè non li sai usare, tu che suoni le stesse cose da una vita, tu che vivi nei ricordi di un personaggio che ti sta stretto, te ne possa rendere conto..
23.7.08
Una monetina a me, una a te....
Lui, 5, era uno dei tanti centesimi di euro in giro per l'Europa.
Certo, non era una vita facile la sua: snobbato e non considerato da tutti, croce e delizia di commercianti, studenti affamati alle macchinette, casalinghe alle prese con melanzane e zucchine, governatori delle banche d'Italia di tutto il mondo, benzinai..
Spesso a terra, gettato via con noncuranza, al momento giusto, quando c'era da servirsene. Si nascondeva bene, per difendersi dalle cattiverie di un mondo che l'odiava e che non apprezzava tutti i suoi sforzi per entrare a far parte della famiglia delle monete tenute in conto da tutto il resto del mondo.
nemmeno una caramella per un bambino, valeva... Così misero e povero, cercava in tutti i modi di farsi valere.
Un giorno, dopo l'ennesimo dei soprusi (si trovò ad essere strumento di tortura di un bullo, che lo gettava ripetutamente addosso ad un "secchione", reo di non avergli passato il compito di matematica), decise di porre fine a questo strazio, partendo per un lungo viaggio alla ricerca di chi l'aveva preceduto.
A tavola, decise di comunicare la decisione alla sua famiglia; tentò più volte di parlare, ma nessuno lo ascoltava, presi com'erano dalle decisioni governative sui tassi a mutuo fisso. Prese allora il telecomando, spense la televisione e disse a voce piena: "Io questa sera parto". La famiglia, abituata alle stravaganze del figlio, gli diede poco conto, nemmeno quando all'indomani il piccolo 5 salutò mamma 20, papà 50 ed il suo fratello più grande, 10.
Zaino in spalla, si avviava verso l'unico che poteva aiutarlo in questo senso. Nel paese delle lire, trovò un irreale silenzio: tutti, oramai, erano in pensione da qualche anno, ed il paese rispecchiava in pieno questa ormai immobilità forzata. Chiese ad una luccicante banconota la via giusta, ma nemmeno il tempo di girarsi e vide quanto stava cercando: era lì, la casa di 50£, l'unica persona che poteva aiutarlo nella sua personalissima ricerca della felicità.
Suonò il campanello, ed alla porta si presentò un uomo basso e grassoccio, ormai in là con l'età ma con un gaio sorriso, che riusciva a trasmettere allegria già dal primo sguardo, senza aprire bocca. 5 si presentò, venne fatto accomodare all'interno della piccola villetta stile Liberty, affinchè si potesse rifocillare dal lungo viaggio; il nostro, però, aveva fretta, fretta di sapere.
"Ma come fai?" chiese immediatamente a 50£. "Da anni ormai non lavori più, sei sempre stato considerato poco più di zero eppure sei così sorridente... Io sono molto triste, vorrei avere più attenzioni e vorrei essere come te, godere della stima altrui, essere indicato quando passo, ma nessuno bada a me, piccolo ed inutile come sono."
50 lo osservava, sorseggiando il suo thè verde e rivedendo gli incubi della sua giovinezza: "Anche io mi sentivo come te, sai? Piccolo, inutile, senza considerazione. Un giorno, però, andai a finire nelle mani di un bambino. Suo nonno era poverissimo, ma aveva trovato comunque la possibilità di regalare qualcosa al suo nipotino per Natale. Il regalo ero io, una piccola monetina da cinquanta lire che non valeva nulla: eppure, per quel bambino ero la cosa più bella che potesse desiderare, un regalo inaspettato, ero un sorriso che si allargava sotto un albero di Natale. Ero amore, ero passione, ero tutto ciò che prima desideravo. Un giorno quel bambino divenne ricco, ma si dimenticò di quello che era stato: trascurò la famiglia, si trasferì sotto l'onda del suo successo in un paese lontano, si circondò di amici sbagliati. Un giorno, però, suo nonno morì. Il ragazzo, ormai diventato uomo, era cambiato: in me vedeva tutte le scelte sbagliate della sua vita, vedeva il rimpianto per non aver salutato suo nonno prima che se ne andasse. Io ero diventato ormai l'oggetto odiato ed amato allo stesso tempo, lo spauracchio del successo da inseguire a tutti i costi ed il ricordo di una bella giovinezza andata. Mi abbandonò lì, al fianco di suo nonno, a tenergli compagnia".
"E' una storia triste...", replicò 5, che ormai affondava le lacrime in gola per la malasorte toccata al povero ragazzo. "Non riesco però a cogliere il senso di questa lunga introduzione".
"Ragazzo mio, non perdere tempo ad essere quello che non sei, o ad inseguire miraggi di fama e successo. ognuno ha uno scopo, trova il tuo ed inseguilo."
Tornando a casa, rifletteva sulle parole del suo amico: vide dall'altro lato della strada un bambino, che guardava tristemente dentro il suo piccolo borsello. Guardava avidamente un pacco di caramelle, sogno irragiungibile per lui a causa di quei cinque centesimi che aveva smarrito e che adesso mancavano nel borsello, che conteneva i risparmi della sua finora brevissima vita. Non ci pensò due volte: smise lo zaino, e approfittando di una distrazione del ragazzo volò dentro il borsello, deciso a fare la sua buona azione. Non immaginate la faccia del bambino, quando ricontò i soldi e scoprì che la somma finalmente bastava a comprare le famose caramelle!!
Corse al bancone, svuotò il sacchetto davanti al commerciante che sorridendo gli porse le caramelle tanto desiderate.
Come brillava 5 su quel bancone... Era raggiante, aveva visto la scena ed aveva capito immediatamente le parole di 50£. Sorridente come non mai, finì in un angusto cassettino di un registratore di cassa. Con lui, tante monetine sorridenti, quelle dei tanti bambini della città.
Un mare di felicità, composto da tante piccole monetine felici.
Certo, non era una vita facile la sua: snobbato e non considerato da tutti, croce e delizia di commercianti, studenti affamati alle macchinette, casalinghe alle prese con melanzane e zucchine, governatori delle banche d'Italia di tutto il mondo, benzinai..
Spesso a terra, gettato via con noncuranza, al momento giusto, quando c'era da servirsene. Si nascondeva bene, per difendersi dalle cattiverie di un mondo che l'odiava e che non apprezzava tutti i suoi sforzi per entrare a far parte della famiglia delle monete tenute in conto da tutto il resto del mondo.
nemmeno una caramella per un bambino, valeva... Così misero e povero, cercava in tutti i modi di farsi valere.
Un giorno, dopo l'ennesimo dei soprusi (si trovò ad essere strumento di tortura di un bullo, che lo gettava ripetutamente addosso ad un "secchione", reo di non avergli passato il compito di matematica), decise di porre fine a questo strazio, partendo per un lungo viaggio alla ricerca di chi l'aveva preceduto.
A tavola, decise di comunicare la decisione alla sua famiglia; tentò più volte di parlare, ma nessuno lo ascoltava, presi com'erano dalle decisioni governative sui tassi a mutuo fisso. Prese allora il telecomando, spense la televisione e disse a voce piena: "Io questa sera parto". La famiglia, abituata alle stravaganze del figlio, gli diede poco conto, nemmeno quando all'indomani il piccolo 5 salutò mamma 20, papà 50 ed il suo fratello più grande, 10.
Zaino in spalla, si avviava verso l'unico che poteva aiutarlo in questo senso. Nel paese delle lire, trovò un irreale silenzio: tutti, oramai, erano in pensione da qualche anno, ed il paese rispecchiava in pieno questa ormai immobilità forzata. Chiese ad una luccicante banconota la via giusta, ma nemmeno il tempo di girarsi e vide quanto stava cercando: era lì, la casa di 50£, l'unica persona che poteva aiutarlo nella sua personalissima ricerca della felicità.
Suonò il campanello, ed alla porta si presentò un uomo basso e grassoccio, ormai in là con l'età ma con un gaio sorriso, che riusciva a trasmettere allegria già dal primo sguardo, senza aprire bocca. 5 si presentò, venne fatto accomodare all'interno della piccola villetta stile Liberty, affinchè si potesse rifocillare dal lungo viaggio; il nostro, però, aveva fretta, fretta di sapere.
"Ma come fai?" chiese immediatamente a 50£. "Da anni ormai non lavori più, sei sempre stato considerato poco più di zero eppure sei così sorridente... Io sono molto triste, vorrei avere più attenzioni e vorrei essere come te, godere della stima altrui, essere indicato quando passo, ma nessuno bada a me, piccolo ed inutile come sono."
50 lo osservava, sorseggiando il suo thè verde e rivedendo gli incubi della sua giovinezza: "Anche io mi sentivo come te, sai? Piccolo, inutile, senza considerazione. Un giorno, però, andai a finire nelle mani di un bambino. Suo nonno era poverissimo, ma aveva trovato comunque la possibilità di regalare qualcosa al suo nipotino per Natale. Il regalo ero io, una piccola monetina da cinquanta lire che non valeva nulla: eppure, per quel bambino ero la cosa più bella che potesse desiderare, un regalo inaspettato, ero un sorriso che si allargava sotto un albero di Natale. Ero amore, ero passione, ero tutto ciò che prima desideravo. Un giorno quel bambino divenne ricco, ma si dimenticò di quello che era stato: trascurò la famiglia, si trasferì sotto l'onda del suo successo in un paese lontano, si circondò di amici sbagliati. Un giorno, però, suo nonno morì. Il ragazzo, ormai diventato uomo, era cambiato: in me vedeva tutte le scelte sbagliate della sua vita, vedeva il rimpianto per non aver salutato suo nonno prima che se ne andasse. Io ero diventato ormai l'oggetto odiato ed amato allo stesso tempo, lo spauracchio del successo da inseguire a tutti i costi ed il ricordo di una bella giovinezza andata. Mi abbandonò lì, al fianco di suo nonno, a tenergli compagnia".
"E' una storia triste...", replicò 5, che ormai affondava le lacrime in gola per la malasorte toccata al povero ragazzo. "Non riesco però a cogliere il senso di questa lunga introduzione".
"Ragazzo mio, non perdere tempo ad essere quello che non sei, o ad inseguire miraggi di fama e successo. ognuno ha uno scopo, trova il tuo ed inseguilo."
Tornando a casa, rifletteva sulle parole del suo amico: vide dall'altro lato della strada un bambino, che guardava tristemente dentro il suo piccolo borsello. Guardava avidamente un pacco di caramelle, sogno irragiungibile per lui a causa di quei cinque centesimi che aveva smarrito e che adesso mancavano nel borsello, che conteneva i risparmi della sua finora brevissima vita. Non ci pensò due volte: smise lo zaino, e approfittando di una distrazione del ragazzo volò dentro il borsello, deciso a fare la sua buona azione. Non immaginate la faccia del bambino, quando ricontò i soldi e scoprì che la somma finalmente bastava a comprare le famose caramelle!!
Corse al bancone, svuotò il sacchetto davanti al commerciante che sorridendo gli porse le caramelle tanto desiderate.
Come brillava 5 su quel bancone... Era raggiante, aveva visto la scena ed aveva capito immediatamente le parole di 50£. Sorridente come non mai, finì in un angusto cassettino di un registratore di cassa. Con lui, tante monetine sorridenti, quelle dei tanti bambini della città.
Un mare di felicità, composto da tante piccole monetine felici.
20.7.08
Caparezza, Puglia, 2008
Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia, tremulo come una foglia foglia foglia.
Tieni la testa alta quando passi vicino alla gru perchè può capitare che si stacchi e venga giù.
Ehy turista so che tu resti in questo posto italico. Attento! Tu passi il valico ma questa terra ti manda al manicomio.
Mare adriatico e Jonio, vuoi respirare lo iodio ma qui nel golfo c'è puzza di zolfo, che sta arrivando il demonio.
Abbronzatura da paura con la diossina dell'ILVA. Qua ti vengono pois più rossi di Milva e dopo assomigli alla Pimpa.
Nella zona spacciano la morìa più buona. C'è chi ha fumato veleni all'ENI, chi ha lavorato ed è andato in coma. Fuma persino il Gargano, con tutte quelle foreste accese.
Turista tu balli e canti, io conto i defunti di questo paese. Dove quei furbi che fanno le imprese, non badano a spese, pensano che il protocollo di Kyoto sia un film erotico giapponese.
RIT: Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia dove la notte è buia buia buia. Tanto che chiudi le palpebre e non le riapri più.
Vieni a ballare e grattati le palle pure tu che devi ballare in Puglia Puglia Puglia, tremulo come una foglia foglia foglia.
Tieni la testa alta quando passi vicino alla gru perché può capitare che si stacchi e venga giù.
E' vero, qui si fa festa, ma la gente è depressa e scarica. Ho un amico che per ammazzarsi ha dovuto farsi assumere in fabbrica. Tra un palo che cade ed un tubo che scoppia in quella bolgia si accoppa chi sgobba e chi non sgobba si compra la roba e si sfonda finché non ingombra la tomba.
Vieni a ballare compare nei campi di pomodori dove la mafia schiavizza i lavoratori, e se ti ribelli vai fuori. Rumeni ammassati nei bugigattoli come pelati nei barattoli. Costretti a subire i ricatti di uomini grandi ma come coriandoli.
Turista tu resta coi sandali, non fare scandali se siamo ingrati e ci siamo dimenticati d'essere figli di emigrati. Mortificati, non ti rovineremo la gita.
Su, passa dalla Puglia, passa a miglior vita.
RIT: Vieni a ballare in Puglia Puglia Puglia dove la notte è buia buia buia. Tanto che chiudi le palpebre e non le riapri più.
Vieni a ballare e grattati le palle pure tu che devi ballare in Puglia Puglia Puglia dove ti aspetta il boia boia boia.
Agli angoli delle strade spade più di re Artù, si apre la voragine e vai dritto a Belzebù.
O Puglia Puglia mia tu Puglia mia, ti porto sempre nel cuore quando vado via e subito penso che potrei morire senza te.
E subito penso che potrei morire anche con te.
So far...
Dal suo balcone sulla piazza principale, Frank vedeva la pioggia cadere lenta in una notte d'estate, tra grilli e televisioni che urlano dalle stanza di vecchi insonni. La nostalgia, la voglia di partire, si mescolavano a dovere con l'odore di terra tipico degli acquazzoni estivi e con la luna piena che rimanda ad amori lontani, ai naviganti in mezzo al mare che non hanno altra compagnia che quella palla biancastra che illumina profili di solitudini e storie lasciate a metà e famiglie abbandonate al loro destino.
Il ghiaccio nel bicchiere di Frank iniziava ad annacquare eccessivamente il suo scotch: bevve d'un sorso, ascoltando i consigli che Cammariere gli dispensava gratuitamente attraverso le sue canzoni d'amore. Mai aveva accettato consigli, men che meno lo avrebbe fatto ora che non c'era niente di sbagliato, solo tanti chilometri, tanta distanza, tanta voglia di stare insieme ostacolata dalle circostanze del caso.
La odiava questa parola, Frank, circostanze. Ognuno sceglia cosa fare della sua vita, nulla accade per caso, tutto fa parte di un disegno minimo e pur circostanziato che coinvolge protagonisti principali e marginali di un progetto di vita nato tra i due chili ed otto e i tre chili e sette, in media. Il resto, lo si mette a punto con il tempo... I mille crocicchi che prendiamo, le miriadi di scelte che facciamo, sono frutto di tentennamenti e indecisioni, infine di scelte.
Le circostanze, insomma, sono il frutto delle nostre scelte.
Allora, perchè le sue scelte lo portavano a stare così male? cioè, non male.. però, non bene..
Stava pensando troppo, ed il pensare troppo era il preludio ad una cazzata. La sentiva arrivare, era vicina. la presenza della cazzata era palpabile nell'aria.
Afferrò il telefono, ma non fece il solito numero: stavolta, ne fece un'altro, che non faceva da un sacco di tempo, ma che ricordava ancora a memoria.
"Ciao, da quanto tempo? senti, volevo parlarti, hai due minuti per me stasera?"
Prese il soprabito, diretto verso un appuntamento che non avrebbe dovuto prendere. Confermando le sue teorie sulle circostanze.
Il ghiaccio nel bicchiere di Frank iniziava ad annacquare eccessivamente il suo scotch: bevve d'un sorso, ascoltando i consigli che Cammariere gli dispensava gratuitamente attraverso le sue canzoni d'amore. Mai aveva accettato consigli, men che meno lo avrebbe fatto ora che non c'era niente di sbagliato, solo tanti chilometri, tanta distanza, tanta voglia di stare insieme ostacolata dalle circostanze del caso.
La odiava questa parola, Frank, circostanze. Ognuno sceglia cosa fare della sua vita, nulla accade per caso, tutto fa parte di un disegno minimo e pur circostanziato che coinvolge protagonisti principali e marginali di un progetto di vita nato tra i due chili ed otto e i tre chili e sette, in media. Il resto, lo si mette a punto con il tempo... I mille crocicchi che prendiamo, le miriadi di scelte che facciamo, sono frutto di tentennamenti e indecisioni, infine di scelte.
Le circostanze, insomma, sono il frutto delle nostre scelte.
Allora, perchè le sue scelte lo portavano a stare così male? cioè, non male.. però, non bene..
Stava pensando troppo, ed il pensare troppo era il preludio ad una cazzata. La sentiva arrivare, era vicina. la presenza della cazzata era palpabile nell'aria.
Afferrò il telefono, ma non fece il solito numero: stavolta, ne fece un'altro, che non faceva da un sacco di tempo, ma che ricordava ancora a memoria.
"Ciao, da quanto tempo? senti, volevo parlarti, hai due minuti per me stasera?"
Prese il soprabito, diretto verso un appuntamento che non avrebbe dovuto prendere. Confermando le sue teorie sulle circostanze.
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