2.7.08

Zimbabwe a San Marco Argentano

Spesso, un cronista si trova a dover assistere, nella sua vita, a delle scene che difficilmente dimenticherà. Morte, distruzioni, tragedie... o enorme ignoranza.
Questo che leggerete è solo un piccolo resoconto di un elogio alla follia girato da un manipolo di folli e che spero vi faccia rendere conto di come le dittature, siano esse in Zimbabwe o in Bulgaria, non sono così lontane dalla realtà quotidiana.
Un consiglio comunale di un piccolo centro del cosentino, San Marco Argentano appunto, si trova nella posizione di dover deliberare su un piano strutturale, che andrà a decidere la destinazione d'uso e la fisionomia del territorio negli anni a venire: decisione importante, che merita attenzione e pianificazione estrema.
Dopo l'apertura dei lavori e le presentazioni di rito, la minoranza chiede un rinvio, poichè ha avuto i documenti solo due giorni prima e non ha potuto consultarli. Richiesta legittima, dieci giorni alla fine non sono nulla.
Però, tutto è pronto e si deve ormai procedere: un consigliere di maggioranza si alza dalla sua sedia, dicendo: "E che c'entra... Capisco che la minoranza non abbia avuto modo di leggere, ma figurati.. Non l'ho letto nemmeno io, nemmeno io ce l'ho".
Peccato, però, che la sua firma si trovi tra quelle che, in giunta, hanno analizzato ed approvato quello stesso documento.
L'opposizione continua a lamentarsi: "giovedì scorso c'è stato un incontro della commissione edilizia, per discutere di queste linee guida. I consiglieri, però, non sapevano nemmeno di cosa si parlasse, visto che non avevano ancora i documenti, che gli hanno dato solo la mattina dopo, quindi hanno deciso di disertare i lavori".
Maggioranza spaccata: chi vuol concedere il rinvio, chi invece preferisce votare. Sfruttando l'impasse del momento, un consigliere (sempre il genio di prima, quello della relazione, tranquilli...) si alza dicendo: "cari colleghi, io vi dico che questa relazione va votata! Chiedo la sospensione per permettere al gruppo di maggioranza di confrontarsi, e se non si farà, io abbandono le votazioni".
Tutti, tra gli sguardi sbigottiti di chi assisteva, annuiscono e sospendono la seduta.
Dopo venti lunghissimi minuti, il Consiglio si riapre: si va alla votazione, si approvaa il piano ed alla minoranza no nresta, sola ed impossibilitata a fare altro, ad abbandonare l'aula per segno di protesta.
un editto bulgaro, diranno in molti abbandonando palazzo Santa Chiara.
Mugabe, come vedete, non è molto lontano...

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